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Giampiero Mughini racconta Trieste

giampiero mughiniGiampiero Mughini ha scritto un libro intenso e piacevole su Trieste ("In una città atta agli eroi e ai suicidi", editore Bompiani). Non si tratta della storia della città o di una guida colta dei suoi monumenti bensì si tratta di una storia letteraria raccontata attraverso gli scrittori e personaggi che l’hanno abitata realizzando opere e azioni memorabili. I personaggi sono Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, la famiglia Slataper, Renzo Rosso, i fratelli Stuparic… chi li racconta è un uomo colto e sensibile che guarda a Trieste e ai suoi personaggi con la consapevolezza che la realtà è circondata da un mistero che in parte la cultura e la conoscenza possono svelare e raccontare.

Dopo aver scritto “In una città atta agli eroi e ai suicidi” che tipo di rapporto sente di avere con Trieste?

Trieste è un luogo dell’anima. Il rapporto che ho con la città è l’unico rapporto che si dovrebbe avere con un luogo così straordinario: un rapporto intellettuale.

Lei racconta in modo molto profondo il rapporto di Svevo con la sua frustrazione di non essere stato in vita uno scrittore famoso. Lei è un uomo noto che rapporto ha con la fama?

La frustrazione di Svevo è comprensibile se lei immagina una persona come lui che sa di essere Italo Svevo, colui che ha modernizzato il romanzo, e non riesce a farlo conoscere. Non riesce a trovare un editore che lo pubblichi né a richiamare l’attenzione della critica che non ne riconosce il talento se non decenni dopo la pubblicazione del suo primo romanzo. Sulla fama le dirò una cosa: sono un uomo noto, è vero, ma non traggo soddisfazione dal fatto che mi riconoscano per strada. La mia notorietà non mi ha aiutato a far pubblicare questo libro. Molti editori, infatti, erano refrattari all’idea di pubblicare un libro su Trieste e sulla sua storia letteraria. Certo sono contento di essere riuscito a far conoscere questo libro e di aver avuto già un buon riscontro di vendite anche perché nella massificazione dell’editoria guardo con ribrezzo a certi autori che si trovano in classifica.

I lettori di questo libro sono differenti probabilmente da quelli di un thriller da spiaggia.

E’ vero. E questo mi conforta molto. Sono sicuramente lettori che amano i libri tosti.

Che cosa rappresenta Svevo per Trieste?

La storia di Trieste è concentrata in lui. Lui è stato il fondatore del romanzo moderno. La famiglia di Svevo era legata alla città e alcuni membri di questa importante famiglia morirono in guerra. La cultura di Svevo appartiene a questa meravigliosa e complessa città, ai suoi valori e alla sua straordinaria varietà linguistica.

Nel libro traspare un amore forte e intenso per Svevo e i suoi libri ma si parla anche di Saba e Joyce, anche se forse lei li ha amati di meno. E’ così?

Sono scrittori straordinari che rappresentano con pari forza Trieste e la cultura del tempo. Certo Svevo ha un fascino particolare. Ma io cito anche altri personaggi come gli Slataper che hanno ricevuto 7 medaglie al valor militare. Un sacrificio straordinario per la città di Trieste e per l’Italia. Personaggi che hanno vissuto durante il fascismo e proprio per questo motivo spesso non vengono ricordati, dimenticando che durante l’epoca fascista l’Italia non si è fermata ma ha continuato, vedi il Futurismo, ad esprimere e realizzare esempi altissimi di cultura e arte.

Perché dalla fine dell’ottocento fino agli anni ’60 del novecento ci cono stati tanti autori italiani con un talento straordinario e negli ultimi decenni, invece, se ne vedono assai di meno?

In parte perché la letteratura in quei decenni viveva un primato quasi assoluto. Oggi il talento e la creatività si possono esprimere attraverso molteplici forme come la fotografia, la moda, internet e la televisione. Naturalmente ogni epoca ha i suoi talenti, l’epoca dalla fine dell’ ottocento a tutta la prima metà del novecento ha visto compiersi eventi importantissimi che hanno influenzato le menti di molti artisti. Le guerre, il fascismo e il comunismo ad esempio in pochi decenni hanno sconvolto e cambiato completamente la storia di nazioni, città e comunità e certamente sono stati degli stimoli fortissimi per chi si esprimeva attraverso la letteratura.

Borges diceva che amava più leggere che scrivere. Per lei è lo stesso?

Leggere significa toccare altezze inimmaginabili per chi non ha la passione per la lettura. Inoltre scrivere comporta il desiderio di essere pubblicati e la difficoltà che si incontra per farsi pubblicare mi induce a scrivere di meno.

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