Il Novecento è indubbiamente il secolo che segna la rottura tra la concezione dell’arte classica, studiata e vissuta nelle Accademie, nelle scuole e nelle botteghe dei grandi maestri, all’arte concettuale e che vuole cambiare completamente stile, approccio e visione del mondo contemporaneo. Tra i grandi nomi che hanno segnato la storia dell’arte del XX secolo c’è una donna che ha vissuto una vita meravigliosa e ha caratterizzato il secolo scorso. Lei è Tamara Rosalia Gurwik, meglio conosciuta come Tamara de Lempicka, la più prolifera pittrice polacca appartenente alla corrente dell’Art Déco Internazionale.
Figlia di Malvina Decler e Boris Gurwik-Gòrski, nacque a Varsavia nel 1898. A seguito della prematura scomparsa del padre, Tamara vive la sua infanzia con la madre e i due fratelli Stanislaw e Adrienne, ma la persona che ricorderà con più piacere sarà la nonna Clementina.
Insieme alla nonna, nel 1907, fa un viaggio in Italia, dove rimane affascinata della bellezza del nostro paese e apprende alcuni rudimenti d pittura da un francese di Mentone. Questo è solo l’inizio della sua formazione scolastica che verrà seguita passo dopo passo, dall’amata nonna.
La formazione di Tamara è da seguire tra Losanna, la Svizzera, presso un prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. Nel 1908, dopo la morte della nonna, si trasferisce a San Pietroburgo, dove conosce l’avvocato Lempicki che sposerà poi nel 1916, acquisendo così il suo nome d’arte.
Con la difficile situazione politica, Tamara e il Marito, decidono di trasferirsi a Parigi, dove Tamara iniziò a studiare la pittura presso prestigiose accademie e al fianco di maestri come Maurice Denis e André Lhote. Qui, infatti, affinò il suo stile, fortemente influenzato dal movimento artistico dell’Art Déco, ma dal gusto originale e ricercato, che farà di Tamara la grande firma che noi tutti oggi conosciamo.
La frequentazione con gli artisti francesi cubisti e futuristi, fa delle opere della bella Tamara, l’icone dei ruggenti anni Venti, gli anni folli che corrono incontro alla fine della vecchia Europa e delle arcaiche visioni dell’arte e della realtà.
La pittura di Tamara è fortemente visiva, sensuale e scandalosa allo stesso tempo, caratterizzata da un’anatomia sfigurata e deformata nelle sue linee curve che disegnano corpi di matrice cubista. Le figure dipinte da Tamara sono delle vere e proprie sculture impresse sulla tela che si fondono con una tale ricchezza dei dettagli e un’attenzione decorativa molto raffinata.
Quello che esalta i robusti corpi delle sue tele è poi l’uso del colore: una gamma cromatica ridotta e pochi colori brillanti e accecanti, come il verde, il rosso e il blu. I corpi sembrano quasi costretti allo spazio della tela, troppo piccolo e troppo stretto per le figure monumentali di Tamara, mentre i volti dei suoi protagonisti sono definiti da ombre nette e caratterizzati da occhi distratti, malinconici, che tradiscono il disagio psicologico dell’artista, che non si riprenderà mai del tutto dalla rottura del suo matrimonio.
Le sue donne sono sempre belle, ricche, eleganti e seducenti, dove nulla è lasciato all’immaginazione. La pittura raffinata, teatrale e fredda di Tamara denuncia il malessere dell’uomo e il disagio della modernità che si abbatte sugli esseri umani, come la guerra e la tragedia che segna la storia di questo secolo.






