giovanni francesio responsabile frassinelli editore

Intervista a Giovanni Francesio, responsabile editoriale Frassinelli editore.

Nel 1931 veniva fondata una delle più importanti case editrici italiane Frassinelli editore per volontà di Carlo Frassinelli, un tipografo piemontese innamorato del libro come oggetto d’arte e come veicolo di cultura. Era una piccola realtà editoriale ma nasceva insieme ad altre straordinarie avventure come Bompiani, Einaudi che avrebbero cambiato il panorama letterario e culturale dell’epoca. Frassinelli non aveva grandi pretese industriali, il suo era un piccolo marchio, ma voleva libri di qualità. Il suo lavoro fece conoscere ai lettori italiani d grandi autori come O’ Neill, Melville, Twain, Joyce, Bàbel, Kafka, solo per citarne alcuni.

Una sfida appassionante che fu raccolta da alcune delle più fervide intelligenze dell’Italia di allora: Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Franco Antonicelli, primo direttore editoriale della Frassinelli. Nel 1965 a causa di problemi economici dovette chiudere.

Nel 1982 fu acquistata dalla Sperling & Kupfer e la sua tradizione letteraria venne arricchita da autori come: Alice Walker, Tom Wolfe, Toni Morrison, Nikos Kazantzakis, Manuel Vázquez Montalbán, Alda Merini, Wole Soyinka. Oggi, a 83 anni dalla sua fondazione, il responsabile editoriale della Frassinelli, Giovanni Francesio, intende ribadire l’intento delle origini, pubblicando libri di qualità e intercettando le curiosità di lettori a volte intimiditi dalla presenza di libri troppo simili fra loro.

Come sarà la “nuova” Frassinelli?

Da un punto di vista editoriale mi auguro che sia almeno all’altezza della Frassinelli del passato prossimo e del passato remoto, perché la Frassinelli è un marchio di primissimo livello. Il suo catalogo ha Premi Nobel e autori di qualità come ad esempio avid Mitchell, che ha sempre pubblicato con Frassinelli. Il nostro progetto di rinnovamento ha avuto come scopo una rivisitazione radicale del publishing e ha affrontato un lungo studio sulle nuove tendenze della narrativa letteraria, all’estero e in Italia. In Italia la narrativa fa fatica mentre all’estero va un po’ meglio. Per questo abbiamo scommesso sulla formula americana, abbandonando la brossura, eliminando le gabbie fisse, scegliendo copertine inusuali nel contesto italiano degli ultimi anni e abbiamo stretto la produzione sulla narrativa.

Perché avete scelto come primo libro della “nuova” Frassinelli “Le ore invisibili” di David Mitchell ?

Volevamo cominciare con un autore di qualità che già apparteneva al nostro catalogo. David Mitchell è un autore davvero interessante che ha cominciato a pubblicare con Frassinelli fin dal suo esordio.

Il secondo libro della collana sarà “Io sono Alfa” di Patrick Fogli, che ha scritto un romanzo molto particolare. Un romanzo discopico. In cui un gruppo terroristico organizza attentati senza rivendicarli. E’ un Terrorismo che devasta il tessuto sociale mostrandoci tutta la nostra fragilità.

Poi pubblicheremo Febbre. Romanzo di una vita dimenticata di Mary Beth Keane che ha scritto un romanzo basato su una storia vera. La protagonista fu il primo caso di portatrice sana di tifo. Non sapeva di essere malata e lasciava dietro di se una scia di morte. Viene messa in quarantena e il fatto straziante è che l’eroina del romanzo è la cattiva, perché inconsapevolmente uccide le persone e la sua storia paradossale e inevitabile suscita un trasporto doloroso ed empatico nel lettore.

Il terzo libro sarà “La vita in meglio: due storie” di Anna Gavalda, anche lei un’eredità di Frassinelli. Anna è strepitosa nel raccontare le dinamiche psicologiche dei ragazzi. Riesce a rendere palpabile la situazione psicologica delle giovani generazioni di oggi, realizzando un ottimo ritratto delle generazioni attuali. Voglio però anche ricordare il libro si Simone Perotti e di Raffaella Romagnolo: la figlia sbagliata, interessantissima e dolorosa storia famigliare.

La Frassinelli ha un passato prestigioso e importante. La sua idea o ambizione è quella di ricostituirlo, ma come pensa reagiranno i lettori?

Non lo so. Mi auguro bene. Io penso che la nostra sia un’operazione di medio periodo. Abbiamo affrontato un percorso molto razionale che ci ha permesso di affrontare, attraverso uno studio lungo e appassionato, ciò che succede all’estero e in Italia. I frutti di questo lavoro li vedremo più avanti.

Qual è il lettore tipo a cui vi rivolgete?

Non c’è un lettore tipo. Io penso però che ci sia un lettore oggi, che quando entra in libreria fa un pò fatica a trovare un libro con cui può entrare in sintonia. Penso che si siano ripetuti in modo sistematico alcuni filoni che hanno avuto un certo riscontro. Noi riteniamo che a causa di alcuni filoni che si sono ripetuti in modo sistematico, qualche lettore sia rimasto per strada e vorremmo offrirgli libri più concentrati sulla ricerca stilistica, come ad esempio Mitchell.

Ritiene che i lettori in Italia siano cambiati negli ultimi anni? Voglio dire si può tracciare un profilo sociologico del lettore italiano?

È difficile fare una sintesi. E’ avvenuto un normale cambiamento generazionale anche se negli ultimi anni un aspetto positivo è stata la crescita dei lettori adolescenti. La narrativa per adolescenti si è imposta con un certo successo. Vent’anni fa si diceva che gli adolescenti non leggevano. Oggi non è più così. Un esempio, ma ce ne sono tantissimi altri, è il libro di Chbosky “Noi siamo infinito”. Un libro scritto nel 1999 che è diventato, dopo il film, un libro di culto. Esiste, quindi, una generazione giovane che sta trovando nella lettura un suo spazio.

Cosa le piace di più del suo lavoro?

Mi piace quando i libri che pubblichi intercettano lo spirito del tempo e la sintonia del momento. Mi piace l’ambiente, mi piace scegliere le copertine, mi piace il rapporto gli autori. Ci sono molte altre cose che non mi piacciono ma queste non te le dico.

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