La figura di Gesù supera e trascende la fede. Il suo fascino, la sua intensità e l’importanza del suo peso storico giocano ancora oggi un ruolo importantissimo, non solo sui credenti ma anche su coloro che ne studiano l’influenza, che è stata fondamentale, sulla storia della Palestina e più in generale sulla storia universale. Reza Aslan nel suo libro, che ha suscitato molto scalpore in America, Gesù il ribelle, vita di un uomo nella Palestina dell’anno zero, edito in Italia da Rizzoli, racconta la figura storica di Gesù, anzi va alla ricerca della figura storica del messia, indagando e confrontando tutte le fonti.
Naturalmente le fonti sono i Vangeli. In particolare quello di Matteo ma anche quelli di Luca e Marco. E le fonti Q, che sono documenti scritti poco dopo la morte di Gesù.
I Vangeli però, com’è universalmente noto, non furono scritti dai discepoli, i quali con ogni probabilità erano analfabeti ma furono scritti, dopo la morte di Cristo, da persone che appartenevano alle comunità dei discepoli. Era, infatti, pratica comune all’epoca, attribuire scritti svolti da altre persone a nomi a cui tali scritti si riferivano. Era un atto di rispetto e di adorazione. I discepoli quindi diffusero le idee di Gesù ma furono altri a raccoglierle in documenti che poi vennero chiamati Vangeli.
L’esegesi del pensiero di Gesù è materia complessa e l’autore mostra la sua profonda conoscenza delle fonti raccontando solo in parte il pensiero di Cristo. Aslan, infatti, concentra la sua attenzione sul ruolo politico e sociale di Gesù. E proprio raccontandone la figura rivoluzionaria, l’autore ricostruisce il contesto storico della Palestina di duemila anni fa. Forse è questo l’aspetto più importante del libro. Capire com’era il contesto in cui agì Gesù.
Ma chi era il Cristo risorto? Per Aslan era un rivoluzionario che fu giustiziato dai romani per sedizione. La sua fu una battaglia politica, svolta durante un periodo storico difficilissimo per la Palestina. Perché infatti fu giustiziato, se non per aver contrastato il potere di Roma e per essersi proclamato re dei giudei? Roma aveva invaso e assoggettato la Palestina, imponendo leggi, tasse e controllando il potere religioso favorendo i sacerdoti che ritenevano più influenzabili.
Il governatore romano aveva ampi poteri, fra cui anche quelli di decretare la morte degli ebrei per atti criminali, in primis la sedizione che veniva, per legge, punita con la crocifissione.
Il punto, però, non è quanto fosse politico il suo messaggio, né quanto possa essere stato pericoloso per i romani la sua attività di proselitismo, ma invece quanto furono modificati in seguito la sua parola e il suo pensiero.
Perché dopo la sua morte, per evitare di essere subito accusati di sedizione, i discepoli parlarono di Gesù, non come un uomo che contrasta il potere costituito ma come il Cristo incarnato che porta a tutti gli uomini la parola del Signore. La parte, infatti, più interessante del libro di Aslan è proprio la ricostruzione delle fonti.
I Vangeli come si è detto, non furono scritti dai discepoli, ma furono scritti da altri negli anni successivi alla morte di Cristo. E lo scopo delle comunità evangeliche fu quello di rendere la parola di Gesù fuori contesto per dargli un significato universale.
Ma quale importanza può avere la ricostruzione della figura storica di Gesù? Prima di tutto Gesù è un personaggio affascinante e carismatico. Il suo ruolo storico può interessare credenti e non credenti, ma non può inficiare l’importanza e il significato delle sue parole e dei suoi gesti. Cercare di collocarlo storicamente è difficile perché sono di difficile interpretazione e reperimento le fonti, mentre il senso profondo del suo messaggio è alla portata di tutti.
Rimane, quindi, la curiosità del lettore che vuole approfondire un quadro storico in cui per il fedele si è incarnato Cristo, mentre per il non credente si è manifestato e ha agito un uomo che ha cambiato la storia dell’Occidente.






