Un programma psicologico innovativo ha dimostrato efficacia nel migliorare la salute mentale nella Striscia di Gaza. Lo studio, pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, rivela che il metodo Self-Help Plus dell’OMS ha ridotto ansia, depressione e stress in contesti di guerra. Coordinato dallo psichiatra Yasser Abujamei, il progetto pilota ha coinvolto 177 partecipanti, registrando miglioramenti significativi nel benessere psicologico nonostante le condizioni estreme.
Intervento psicologico in zone di conflitto
Il programma SH+ rappresenta una svolta nel trattamento del trauma da guerra. Sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo approccio si è rivelato particolarmente adatto ai contesti complessi come Gaza. La ricerca, condotta all’inizio del 2023, ha coinvolto persone esposte a eventi traumatici legati al conflitto, organizzate in gruppi distinti per genere e area geografica. L’alta partecipazione e i risultati positivi confermano l’efficacia del metodo.
Metodologia dello studio
Su 212 individui valutati inizialmente, 177 hanno soddisfatto i criteri di inclusione. I partecipanti sono stati seguiti attraverso sessioni strutturate che hanno permesso di misurare i cambiamenti nel loro stato psicologico. Gli indicatori principali includevano livelli di benessere, disabilità e sintomi legati a depressione, ansia e stress. La semplicità dell’intervento ne ha facilitato l’implementazione nonostante le difficoltà logistiche del territorio.
Risultati significativi nella Striscia di Gaza
I dati raccolti mostrano miglioramenti marcati su più fronti. Oltre all’aumento del benessere psicologico generale, si è registrata una riduzione dei sintomi specifici. Questo risultato è particolarmente rilevante considerando le condizioni di vita estremamente difficili nella regione. La maggior parte dei partecipanti ha giudicato l’intervento accettabile, appropriato e concretamente realizzabile, elementi fondamentali per il successo di qualsiasi programma in contesti di crisi.
Impatto su depressione e ansia
La riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi rappresenta uno degli esiti più significativi dello studio. In territori come Gaza, dove l’accesso ai servizi sanitari è limitato e la domanda di assistenza altissima, soluzioni scalabili come SH+ possono fare la differenza. I ricercatori hanno osservato cambiamenti positivi già dopo le prime sessioni, dimostrando la rapidità d’azione del metodo.
Prospettive future per la salute mentale
La fase pilota del progetto apre nuove possibilità di intervento. Secondo Yasser Abujamei, psichiatra palestinese e direttore del Gaza Community Mental Health Programme, questi risultati dimostrano che interventi psicologici scalabili possono produrre effetti concreti anche in contesti di avversità persistente. La replicabilità del modello su larga scala potrebbe rivoluzionare l’approccio al trauma da guerra in diverse aree di crisi.
Collaborazione internazionale
Lo studio è frutto di una collaborazione tra ricercatori palestinesi e italiani. Abujamei, arrivato all’Università di Verona nel 2024, lavora con il dipartimento di Neuroscienze diretto da Corrado Barbui. Il team comprende anche Federico Tedeschi, Marianna Purgato e Giulia Turrini. Questa partnership internazionale ha permesso di combinare competenze diverse per affrontare una problematica complessa.
Benessere Psicologico
I risultati dello studio evidenziano come il benessere psicologico possa migliorare anche in condizioni estreme. L’aumento registrato tra i partecipanti dimostra che interventi mirati, seppur semplici, possono rafforzare la resilienza individuale. La riduzione della disabilità psicologica e dei sintomi correlati sottolinea l’importanza di investire in programmi accessibili per popolazioni colpite da conflitti, come confermato anche dalle osservazioni di Corrado Barbui.






