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Alla Pinacoteca di Brera le opere pittoriche del Bramante

La Pinacoteca di Brera celebra uno dei più grandi artisti del Rinascimento, che con le sue prospettive ha incanto il mondo. Lui è Donato di Angelo di Pascuccio, ma lo si conosce come Bramante. Con la mostra “Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477 – 1499” (4 dicembre – 22 marzo), Milano vuole ricordare, a cinquecento anni dalla sua morte, la grande figura di quest’artista universalmente noto come architetto, che qui esordisce con le sue opere pittoriche più celebri.

Sono infatti i suoi dipinti, come il Cristo alla colonna, che guidano il visitatore alla scoperta di un Bramante poliedrico e in grado di portare innovazioni anche nell’ambito pittorico e che a Milano, alla fine del Quattrocento, ebbe un incisivo impatto sugli artisti lombardi. A partire dal 1477 la figura di Bramante è documentata in Lombardia con gli affreschi della facciata del Palazzo del Podestà a Bergamo, ma è del 1478 che l’artista è sicuramente presente a Milano, invitato probabilmente da Federico di Montefeltro, per seguire i lavori nel suo sontuoso palazzo di Porta Ticinese.

A Milano Bramante rimase fino al 1499, dove lavorò soprattutto come architetto per Ludovico il Moro. Ma la presenza di Bramante a Milano è interessante anche per le sue opere pittoriche, che si collocano in un particolare momento di straordinaria vivacità culturale della città, con la presenza di Leonardo da Vinci, Vincenzo Foppa e il grande allievo del Bramante Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino.

La mostra della Pinacoteca di Brera mette in scena un corpus pittorico molto interessate, sia per la presenza del grande maestro di Bramante, Piero della Francesca, che di Leonardo da Vinci, simbolo indiscusso della capitale lombarda, in un insieme di cinquanta opere provenienti da alcuni dei musei più celebri al mondo. La mostra è un elogio all’importante maestro rinascimentale, che qui viene raccontato attraverso le tappe essenziali della sua formazione artistica, con particolare riguardo al periodo milanese e agli incontri con i maestri del luogo.

Il percorso comincia proprio dalla sua terra d’origine, Urbino. Da qui Bramante intraprese un viaggio che nel 1477 lo portò a Bergamo, poco più che trentenne e con un bagaglio di formazione già molto interessante avendo avuto come maestro Pietro della Francesca e Leon Battista Alberti. A inaugurare l’attività del maestro a Milano è l’Incisione Prevedari, che raffigura l’interno di un tempio con figure, che qui apre la sezione centrale della mostra, dedicata all’artista e al suo lavoro nel capoluogo lombardo, e che prosegue con il Cristo alla colonna, opera di fondamentale importanza che scrive il nome del Bramante nel firmamento degli artisti rinascimentali di grande valore.

Qui Bramante unisce il modello classico del Cristo che rimanda alla cultura urbinate, alla contaminazione della pittura fiamminga, nell’uso dell’illuminazione e nella cura dei dettagli, all’innovazione del taglio dell’inquadratura che proietta lo spettatore vicinissimo al Cristo. Insieme all’uso dei colori e all’emozione che trasmette lo sguardo del Cristo, si percepisce una notevole apprensione emotiva che si sprigiona dall’intera composizione, unica nel suo genere.

Infine, la mostra alla Pinacoteca di Brera, si chiude con un omaggio interessante alla pittura milanese con le opere di Bramantino, Foppa e Bernardino Butinone.