La teoria del tutto, recensione del film

la teotia del tuttoOxford, 8 gennaio 1942. Nasce lo scienziato Stephen William Hawking, tutt’oggi uno degli astrofisici più conosciuti al mondo, noto per i suoi appassionati studi sui buchi neri e sull’origine dell’Universo. Il regista inglese James Marsh (Oscar nel 2009 per il documentario Man on Wire – Un uomo tra le Torri) ci permette di rivivere la travagliata e assai difficoltosa vita di chi, dotato di una mente e un intelletto geniali, è costretto dalla malattia all’infermità fisica e all’incapacità di comunicare i propri pensieri.

Dalle ambizioni giovanili e dagli assidui studi all’amore per una donna, Jane Wilde Hawking, che lo aiuterà a rialzarsi moralmente da quel torpore fisico che piano piano lo sta divorando, La Teoria del Tutto non è un semplice viaggio attraverso scoperte scientifiche ma è una catarsi nella vita sentimentale di un uomo che nasconde una forte sensibilità per i fenomeni che lo circondano.

Esiste una formula per spiegare l’origine del mondo? La vita dell’uomo è indissolubilmente legata al Tempo? In un vortice di emozioni, dettate dalla costante presenza di una malattia incurabile, siamo spettatori di un ampio contrastare di tematiche all’interno della pellicola: dal rapporto tra religione e Scienza (è veramente in grado di dare una risposta a tutto?) al genuino legame amoroso tra Hawking e sua moglie (interpretati da uno straordinario e impeccabile Eddie Redmayne e una Felicity Jones in grado di dare il giusto spessore alla figura forte e coraggiosa di Jane), dal passato giovanile alla lenta e inesorabile malattia che lo consuma.

Ma cos’è la vita dello scienziato se non un piccolo universo dove le variabili, le apparenti casualità ne governano il tutto? Che la tecnica narrativa dei biopic stia oramai prendendo il largo nell’ambito cinematografico è assodato, ma è da premiare la capacità di raccontare tali storie, capaci di farci rivivere nel bene o nel male aspetti troppo spesso dimenticati e vite straordinarie.

Attraverso un uso curato, particolare e suggestivo della fotografia il pubblico è trascinato nella mente di Stephen Hawking dove non c’è spazio per una piccola singolarità ma ogni cosa prende parte ad un coro, ad un “tutto” . Cos’è però che governa il “Tutto”, forse l’amore, forse Dio oppure la Scienza? Cercando di risolvere questi dubbi e intanto giungendo a scoperte sensazionali in ambito scientifico lo scienziato è puro specchio, insieme alla donna che lo accompagna, di una personalità e una forza d’animo incredibili che, grazie a questo film, sono omaggiati da un rigoroso e formidabile lavoro sugli attori (come Benedict Cumberbatch in The Imitation Game).

Una pellicola che analizza in tono quasi “leggero” ma mai banale un rapporto con la malattia alquanto difficoltoso e, affievolendo i toni drammatici, è in grado di farci riflettere ancora una volta su uno dei temi più cari nell’ambito artistico: il Tempo.

Victor Venturelli