Agli albori della realtà virtuale

Agli albori della realtà virtuale

Se al mondo c’è una cosa che fa letteralmente “impazzire” investitori, appassionati, studiosi, economisti, studenti, professionisti di ogni settore e così via è sicuramente la tecnologia che, grazie ai suoi mille utilizzi, è in grado di rendere la vita di tutti i giorni ancora più comoda e “piena”. Se poi tutte queste tecnologie vanno a braccetto con una buona connessione ad Internet, allora, tanto meglio!

Basti pensare a delle comodità come le principali piattaforme di streaming, quali Netflix oppure Amazon Prime Video per citarne un paio, ai videogiochi del momento da giocare in rete con gli amici, inclusi i portali specializzati sulle slot online, ai dispositivi elettronici che ci permettono di rimanere sempre connessi, come computer portatili, tablet e smartphone, e così via. L’elenco è lungo e tutti noi lo sappiamo più che bene.

Ma c’è una tecnologia che, particolarmente “esaltata” dai film di fantascienza come “Minority Report” oppure “Ritorno al Futuro”, riesce sempre ad appassionare chi di elettronica ne mastica. E non poca! Si tratta infatti della realtà virtuale che, oggi, è sempre più utilizzata per il mondo del gaming, come dimostrano i visori VR della PlayStation, per far immergere i giocatori ancora di più all’interno dei propri mondi di gioco.

Simulazioni di guida, sparatutto, horror, survival e tanto altro ancora. Praticamente il modo di giocare e di concepire il videogioco è stato letteralmente stravolto, ma in senso decisamente positivo! Ma da dove ha avuto origine tutto questo nuovo modo di, ed è proprio il caso di dirlo, “vedere” le cose sotto un’altra luce?

La scintilla di questo fuoco di pixel e di tecnologia la si deve all’informatico e “pioniere” Ivan Sutherland che, nel ’68, costruì il primo prototipo di visori per la realtà virtuale. Tale progetto venne battezzato con l’altisonante nome di “Spada di Damocle” e, sebbene fosse soltanto un prototipo, pare che tenne fede al suo nome e venne impiegato dai militari.

Nello specifico si pensò di darlo in dotazione ai jet da combattimento come un modulo integrativo per il consueto casco dei piloti. Grazie a queste lenti si poteva tenere sempre sott’occhio degli elementi come il livello di carburante, l’altimetro e così via. Un po’ come un videogioco di aerei da combattimento, insomma, ma nella vita reale!

Dopo questo utilizzo, teniamo conto che erano anche gli anni della Guerra del Vietnam, passò qualche anno ed il mondo conobbe l’Aspen Movie Map (’77). Un nome che oggi non dice più niente, ma che all’epoca altro non era che una sorta di versione primordiale del Google Maps che utilizziamo tutti i giorni quando abbiamo bisogno di indicazioni stradali.

Questi erano dunque i primi due progetti di realtà virtuale dai quali si sono originati gli ambiziosi, e fallimentari, Google Glasses che poi, a loro volta, avrebbero portato al PlayStation VR e ad un successone globale come il gioco mobile Pokémon Go!

E pensare che tutto questo, fino solo a pochi anni fa, era considerata pura fantascienza, ma del resto sembra che l’uomo potrà colonizzare a breve lo spazio quindi qual è il limite tra fantascienza e realtà?

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